Stefano Dubini, amministratore delegato e socio della TIA – tecnologie industriali e ambientali di Milano, ha idee molto precise su cosa può aspettarsi dalla nascita del "green network" tra le aziende milanesi che operano in attività ecosostenibili.
«Primo: creare una filiera significa porre i presupposti per aggregare realtà come la nostra che potranno così partecipare più facilmente alle gare per grandi progetti all'estero. Significa avere più credibilità e soprattutto poter condividere gli investimenti necessari per realizzare processi di internazionalizzazione».
Secondo: «Il network di imprese offre la possibilità di unire le forze anche per un'altro punto debole delle imprese italiane: gli investimenti in ricerca e sviluppo».
Infine, l'Expo. «È un'occasione favolosa per le società del territorio che devono prepararsi su questi temi. Noi abbiamo presentato un progetto innovativo di serre tecnologiche con produzione di energia da biomasse e fotovoltaico integrato. C'è un protocollo di sperimentazione con l'università di Milano sulle colture. Anche altri si stanno muovendo».
La TIA ha 150 dipendenti, effettua bonifiche ambientali sul terreno e da amianto, per un fatturato di circa 18 milioni di euro.
Quando parla di "aggregazioni" Dubini non considera un tabù l'ipotesi di merger con altre aziende.
«All'estero, soprattutto in Francia, è normale per noi lavorare insieme ad altri. È m molto importante abituarsi a mettere insieme le forze con altri imprenditori. Perciò – m conclude – m l'ipotesi che dall'iniziativa avviata da Assolombarda possano nascere nuove società, di dimensioni più grandi, è un'evoluzione non solo naturale ma anche molto interessante».
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